Adeguamento misure antincendio strutture ricettive. Documento ASSOHOTEL

Documento presentato alla Commissione X della Camera di Deputati in data 22 luglio 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

Il termine per il completamento degli onerosi lavori di adeguamento antincendio per gli alberghi è stato fissato, dalla conversione in legge del decreto milleproroghe 2014, al 30 ottobre 2015. Scadenza che sembra essere stata scelta in modo tale da evitare un’ulteriore dilazione dei termini di adeguamento, con il mancato inserimento nel decreto milleproroghe 2015, emanato a fine anno.

 

Questo nonostante, ad oggi, non si sia ancora stata data attuazione a quanto previsto dalla LEGGE 27 febbraio 2014, n. 15 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative” che, al comma 2 dell’art. 11, prevedeva che “Con decreto del Ministro dell’Interno, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, si provvede ad aggiornare le disposizioni del citato decreto del Ministro dell’Interno 9 aprile 1994, semplificando i requisiti ivi prescritti, in particolare per le strutture ricettive turistico alberghiere fino a cinquanta posti letto.”

 

Infatti ad oggi, pur rimanendo fermi i termini di adeguamento, invece di provvedere all’effettiva semplificazione dei requisiti (e quindi alla riduzione degli oneri di adeguamento connessi) e, peraltro, ben oltre i tempi previsti dalla richiamata legge 15/2014, è stata unicamente predisposta una bozza di normativa, per gli alberghi esistenti da 26 a 50 posti letto che, lasciando ancora un grandissimo divario nei confronti degli alberghi fino a 25 posti letto (per i quali le disposizioni normative sono meglio rapportate alla loro reale bassa pericolosità), non aggiorna le disposizioni antincendio con la “particolare semplificazione” richiesta. Inoltre, disconoscendo il mandato parlamentare, a tutt’oggi, nonostante si dovesse prevedere una semplificazione per tutte le attività ricettive esistenti, non è stata, di fatto, attuata nessuna facilitazione per gli alberghi esistenti con capienza superiore a 50 posti letto.

 

Sembrava che il mandato, previsto dal comma 2 dell’art. 11 della legge 27 febbraio 2014, n. 15, riconoscendo implicitamente gli errori del DM 9 aprile 1994 (che, in precedenza, si era cercato di correggere parzialmente con le modifiche e le integrazioni del DM 6 ottobre 2003), avesse creato i presupposti per mettere la parola fine alla vicenda delle proroghe antincendio degli alberghi; permettendo così di correggere e rendere attuabile una norma che, avendo fissato obiettivi di sicurezza troppo ambiziosi e dai costi proibitivi (oltre che, probabilmente, per buona parte superflui o non giustificabili a fronti di marginali miglioramenti di un già alto livello di sicurezza antincendio), rischierebbe di portare alla chiusura migliaia di attività alberghiere, con le conseguenti perdite di posti di lavoro e le inevitabili ripercussioni sul sistema di ospitalità italiana.

 

La circostanza che, a tutt’oggi, migliaia di albergatori, ad oltre vent’anni dall’emanazione, non siano riusciti ad adeguare le proprie attività alle disposizioni del DM 9 aprile 1994 (che, peraltro, deve essere applicato in modo retroattivo e, richiedendo il completo adeguamento anche per gli alberghi che erano già in regola con le norme antincendio previgenti, ha ingiustamente annullato tutte le autorizzazioni allora in essere) rende inevitabilmente palese quanto questa norma antincendio fosse, per gli alberghi esistenti, sbagliata e non sostanzialmente attuabile (se non per una modesta percentuale di strutture alberghiere).

 

Inoltre, ad oggi, non è possibile conoscere quale sia la situazione statistica in merito all’adeguamento degli alberghi esistenti in quanto, le richieste specifiche indirizzate alle Direzioni ed ai Comandi dei Vigili del Fuoco, sono cadute nel vuoto. I pochi dati pubblici sono quelli di un rilievo del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Rimini, risalente al 19 ottobre 2013 e presentato in occasione di un Convegno Nazionale sulla Prevenzione Incendi, svolto durante l’edizione 2013 della manifestazione ECOMONDO, dal quale si desumeva che, nella provincia di Rimini, (una provincia, notoriamente, con grande vocazione alberghiera):

  • le strutture alberghiere (nuove ed esistenti) conformi alle disposizioni del DM 9 aprile 1994 (quindi in possesso di CPI e/o che hanno presentato la SCIA) erano circa il 17,0 % di quelli totali (e, quindi, l’83,0 %, del totale degli alberghi non risulta ancora adeguato completamente!);

  • gli alberghi in regola ai fini dell’esercizio (CPI + SCIA + strutture ammesse al piano straordinario di adeguamento) risultavano circa il 54,1 % di quelli totali;

  • gli alberghi che non risultavano in alcun modo in regola, ovvero che non avevano neppure presentato domanda di ammissione al piano straordinario di adeguamento risultavano circa l’11,8 % di quelli totali.

 

Inoltre, al fine di valutare l’effettiva necessità di tale adeguamento, ricordando l’alta percentuale di alberghi non ancora completamente adeguati, desumibile dai pochi dati di cui in precedenza, non si può che richiamare lo studio statistico del dipartimento dei Vigili del Fuoco “Aggiornamento dello Studio sugli incendi negli alberghi in Italia e raffronto con la Gran Bretagna (U.K.)” del 19 luglio 2009, a cura del Dirigente Superiore ing. Maurizio D’Addato, nel quale si accerta che “l'incidenza della mortalità nell'ambito degli esercizi alberghieri è nell'ordine di 10-9, mentre l'incidenza dei feriti nell'ordine di 10-7”.

 

In altre parole, le statistiche dei Vigili del Fuoco, mostrano che, nel periodo del decennio dal 1999 al 2008, la mortalità per incendio negli alberghi italiani è mediamente pari al bassissimo valore di una persona ogni miliardo di presenze. Valore che risulta nettamente inferiore alla frequenza di 10-6 (uno su un milione) che, in paesi evoluti come l’Olanda, è considerata la soglia di accettabilità (o meglio, il limite per considerare trascurabile il rischio) anche per elementi ritenuti vulnerabili.

 

Di fatto, in base alle risultanze di tale studio e tenendo conto che una elevatissima percentuale di alberghi non si sia ancora adeguata alle disposizioni di prevenzione incendi, non si può fare altro che rilevare come l’applicazione integrale delle disposizioni del DM 9 aprile 1994 (peraltro, a fronte di costi economici sovente non sostenibili per molti operatori), non farebbe altro che ridurre frequenze di accadimento che, nella sostanza, possono essere ritenute già trascurabili (in quanto ben inferiori alle frequenze incidentali accettate anche per attività in cui gli incendi avrebbero effetti ben maggiori).

 

Quindi, riassumendo, nonostante gli studi dei Vigili del Fuoco mostrino che non è necessario ridurre il rischio d’incendio per gli alberghi esistenti perché risultano, probabilmente per le loro intrinseche caratteristiche costruttive, già praticamente sicuri (benché non adeguati ad una norma sostanzialmente eccessiva), si impone ugualmente di sostenere costi per interventi che non sono giustificati dai benefici in termini di sicurezza che ne scaturirebbero.

 

Infatti, le richieste della “Raccomandazione del Consiglio del 22 dicembre 1986 per la protezione antincendio degli alberghi già esistenti (86/666/CEE), a seguito della quale, peraltro inasprendone i requisiti, è stato emanato il DM 9 aprile 1994, erano, per molti Paesi, eccessive e non commisurate alle reali possibilità degli albergatori e/o la necessità di sicurezza antincendio.

 

Di tale problematica se ne è accorta anche la Commissione europea che, con la Relazione della Commissione “COM(2001) 348” del 27.06.2001, ha evidenziato come "la metà dei Paesi della comunità non ha accettato misure con effetto retroattivo” e come, tali Paesi (proprio per ridurne l’impatto ed evitare i problemi che, invece, sono sorti e continuano a perdurare in Italia) abbiano deciso che le relative disposizioni vengano prese in conto solo al momento dei lavori di risistemazione di modifica o di ampliamento. 

 

Quindi, preso atto dell’errore, a giugno 2012, la Commissione Europea ha annunciato la sua intenzione di rivedere la raccomandazione europea del 1986 sulla sicurezza antincendio negli alberghi. Di conseguenza, adeguando oggi gli alberghi a disposizioni che, fra poco, potrebbero essere superate, si rischia di richiedere l’esecuzione di lavori che, potrebbero poi risultare in eccesso oppure difformi se non addirittura superflui per gli standard che saranno indicati dalla nuova raccomandazione che sarà, si presume entro alcuni anni, emanata.

 

Viceversa, in Italia, i burocrati e la politica, in questo periodo di stagnazione economica, continuano ad imporre agli alberghi esistenti la realizzazione di lavori che potrebbero risultare inutili, senza verificare se tali interventi sono effettivamente necessari e, soprattutto, senza cercare di capire quali siano le ragioni per le quali, dopo oltre vent’anni dall’emanazione del DM 9 aprile 1994, nonostante le modifiche del DM 6 ottobre 2003, una percentuale ancora elevata di albergatori non sia ancora riuscita ad adeguarsi alle sue disposizioni.

 

Ragioni che, necessariamente, vanno chieste agli albergatori i quali, per primi, vivendo tutti i giorni nelle loro attività, spesso con le loro famiglie, hanno l’ineluttabile necessità di garantirne la sicurezza anche ai fini antincendio ma che, nel contempo, specie in questo periodo di ristrettezza economica e di stagnazione, non possono permettersi investimenti che non portino effettivo valore aggiunto alla loro attività.

 

Pertanto, al fine di individuare una soluzione economicamente sostenibile per gli operatori e, nel contempo, possa ugualmente offrire standard elevati di sicurezza, sarebbe opportuno valutare un’applicazione parziale per gli alberghi esistenti delle disposizioni del DM 9 aprile 1994 (ad esempio, integrando per alcuni aspetti facilmente attuabili i requisiti di sicurezza minima già richiesti da quello che doveva essere il “piano straordinario di adeguamento biennale” di cui al DM 16 marzo 2012) e prevedendo, come del resto fatto da molti altri Paesi dell’Europa, il pieno adeguamento solo in caso di ristrutturazioni od ampliamenti.

 

Viceversa, non si può non rilevare che l’applicazione integrale delle disposizioni del DM 9 aprile 1994, se non collegata ad altri interventi di ristrutturazione, ampliamento e risistemazione, a fronte di oneri economici non sostenibili per molti operatori (che non sarebbero in grado di attuarli), penalizzerebbe inutilmente gli operatori italiani rispetto a quelli dei restanti Paesi europei (a cui, peraltro a fronte di una generale maggiore pericolosità delle relative strutture alberghiere, non sono stati imposti adempimenti di analoga entità), determinando benefici irrilevanti ai fini della salvaguardia degli ospiti e degli operatori degli alberghi.

 

La vigente normativa andrebbe rivista alla luce del “livello di rischio” tenendo in debita considerazione la spesa generata che andrebbe ponderata con un’accurata valutazione di impatto alla luce degli eventi accaduti.

 

Ormai il tempo è maturo per richiedere l’applicazione di metodi di controllo pubblico sui disposti legislativi emessi dalle amministrazioni. Questo al fine di bilanciare le spinte delle lobbies e degli obiettivi sociali dei regolamenti nazionali, rispetto alle capacità delle piccole imprese e di altri soggetti di piccole dimensioni.

 

Ora più che mai, per permettere il rilancio economico del nostro Paese, c’è necessità che come accade, ad esempio, negli USA con il “Regulatory Flexibility Act (RFA)”, le amministrazioni abbiano l’obbligo di dimostrare (numericamente, anche mediante le statistiche) l’efficacia delle proprie prescrizioni. Questo, per permettere al legislatore di valutarne pienamente gli effetti e le conseguenze, senza diventare preda dell’onda emotiva o cadere vittima di scelte inattuabili dettate dalla demagogia o dalle errate convinzioni (se non, a volte, delle ambizioni) di qualche burocrate.

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